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giovedì 6 gennaio 2011

PRIMA DI SOFFERMARSI A GUARDARE LE FOTO...

Società Canottieri Treporti: Una tradizione che continua e ... "Un gropo in gola"


Presentiamo qui una collezione di fotografie, rimaste per lunghi anni dimenticate, per colpa del caso, della indifferenza, della fretta, della banalità, in mezzo a mille altre cose, dentro un armadio; ora la curiosità, la fantasia e l'amore di alcuni giovani soci le stanno facendo rivivere.

Quando possibile, ogni fotografia è stata dotata di tutte le informazioni che abbiamo potuto reperire: la data, l'evento, l'equipaggio, note di cronaca e notizie varie.

Non è stato un lavoro facile: qualche volta, parlando con i nostri "veci", abbiamo potuto ricostruire i fatti e risalire alle circostanze precise dello scatto; altre volte, quando le notizie sembravano perdute, ci siamo affidati a ricostruzioni plausibili: abbiamo racchiuso i dati tra parentesi, per avvisare il lettore. Continueremo, comunque, a cercare.

Quello che non è stato possibile scrivere sotto alle foto sono le sensazioni che abbiamo provato e le emozioni che abbiamo rubato ai paesaggi, all'acqua, alle barche, alla gente sulle rive, ai volti
dei protagonisti.

Ogni fotografia è il presagio di una storia, il rimpianto di un prima e di un dopo, che fuggono via da noi, lasciandoci in bocca l'amaro scorrere del tempo, appena addolcito a volte, dalla struggente tenerezza del ricordo.

Ora guardiamo assieme le foto e ,ricordando, pensiamo: "chissà, forse xe il salso, forse xe l'aria, forse xe el magnar, o xe i bei oci de le done", ma ogni volta che dei nostri sono saliti in barca, lei ha corso, lei ha volato e ancora vola: "Tutto se pol dir, de un de Treporti o de Lio Piccolo o de una de le nostre bee Contrade, fora che no i sia tutti omini de barena: testoni, cocciuti ma, sora de tutto, pieni de orgoglio e pasiòn , per le barche, pel remo, per la so laguna e le so tradisiòn"

Così, i nostri vincevano, sempre, ma era per gli altri; allora si sono fatti la loro Remiera: era il 29 di giugno dell'anno 1949.

Erano tempi duri, e le ferite orrende della guerra, che in apparenza iniziavano a rimarginare, avrebbero invece sanguinato per quaranta anni ancora , fino alla caduta del muro.

Anche il '49 fu un anno duro e, certamente, non fu un anno qualunque: il 4 di maggio, l'aereo siglato I-ElCE con a bordo i calciatori della squadra di calcio del Torino, si schiantava in fase di atterraggio, contro la collina di Superga, non ci furono superstiti; quell'anno, Enrico Mattei scopriva il petrolio a Cortemaggiore, in Romagna, vicino a Piacenza; in Sicilia Scelba uccideva i braccianti che protestavano per il pane e per un pezzo di terra; l'Italia di De Gasperi e di Pio XII entrava, quell'anno, nel Patto Atlantico.

Mentre la Russia compiva i suoi primi esperimenti atomici e i paesi dell'Est, servi ormai del sanguinario dominio di Stalin, davano vita al Comecon; la Cina di Mao Zedong, a novembre, era già Repubblica Popolare Cinese. Nasceva la Guerra Fredda: gli arsenali atomici degli opposti schieramenti si riempivano di bombe, e una sorda minaccia avvelenava la speranza.

Nel suo piccolo la Società Canottieri Treporti, tra mille difficoltà, sostenuta dalla passione dei suoi atleti e dai numerosi crescenti successi sportivi, passava dal Canottaggio, alla Canoa e poi alla Voga alla Veneta. I campioni sono stati moltissimi, noi li ricorderemo qui, tutti insieme, come una cosa sola, senza far nomi; per non far torto a nessuno.

Siamo arrivati ai nostri giorni: ancora ci battiamo e sempre con onore, con tutte le barche: con le caorline, con le donne, con i pupparini, con i sandolini, con i giovani e le maciarelle.

Rivedo il Vecchio Forte , i forti olmi frondosi, il Canale di S. Felice, il dolce profilo di S. Erasmo e, lontano, il campanile di Torcello: maestosa passa la Motonave, in silenzio, ma l'onda rabbiosa entra nella piccola darsena, variopinta, e tutte le barche sobbalzano, tirando furiose gli ormeggi alle paline.

Ghe xe e Maciaree che se prepara le mascarete; ghe xe e done grintose: bee ma cative. De sera,
finio el lavoro, riva quei forti e i se prepara le barche: i ga i so remi personali, lustri e bellissimi; i misura le forcole e i batte le penoe. Quando che i va in acqua, co do remae de poca vogia, i xe già fora in canal; ma i se ferma un'altra volta, e i sistema de novo le forcole. Adesso i parte sul serio: i se slonga sui remi che va dentro nell'acqua, eleganti, col ritmo perfetto: in un momento i sparise, dopo del Pordelio, verso Treporti, verso Lio Piccolo.

La barca sbrisa via, svelta, nel riflesso lucente dell'acqua; ecco Crevan, La Salina, la Motta di
S. Lorenzo, S. Cristina, la Motta dei Cunici: xe l'antico arcipelago perduto de Ammiana, nella paluda granda: rompendo el silensio incantà, dove che 'na volta ghe gera cese e palassi, d'improvviso salta un pese, fora de l'acqua.

Xe la nostra laguna, xe le nostre barche, xe i ricordi, che ne vien a trovar. I visi muti dei nostri veci e dei nostri amisi che ne parla coi oci: molti xe ansiani, tanti no i ghe xe più.

Montemo in barca co lori e insieme partimo; sentimo, in cavata, el slancio de la prova che gorgoglia nell'acqua e ne torna, vogando, la forsa del remo nei brasi e, nel petto, la gioia e l'orgoglio: "dai!, daghe!, daghe ancora!, dai che ghe la femo!, semo davanti!".

Adesso, con le ale dei nostri remi, stemo svolando su l'acqua, come un grando, bianco, gabiàn:
"Ciao nono, ciao papà, ciao amighi mii. Semo tutti qua in barca, tutti insieme, de novo".


Renato Bullo

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